Avete mai pensato a chi fabbrica le vostre scarpe? Quali materie prime vengono utilizzate, quanta acqua e risorse vengono consumate per farle, quanta CO2 viene emessa, cosa rilasciano mentre le utilizzate, dove vanno a finire una volta che diventano immettibili?

Come per tutte le cose che usiamo quotidianamente, anche le scarpe hanno un loro impatto ambientale e sociale.

Rana Plaza, l’insostenibile fast fashion

In quell’ormai lontano 24 aprile 2013 a Rana Plaza in Bangladesh sono morte 1138 persone per il crollo dell’edificio dove stavano lavorando. Stavano cucendo i nostri vestiti e le nostre scarpe. Rana Plaza era una fabbrica per produrre abbigliamento a basso costo per la nostra perpetua voglia di shopping e di essere sempre all’ultima moda.

Dietro le nostre scarpe e più in generale i nostri vestiti molto probabilmente ci sono persone sottopagate, senza nessun diritto sindacale, senza nessuna tutela (maternità, malattia, …), che lavorano spesso in condizioni non umane, ai limiti della schiavitù. E tutto per poterci far pagare 20€ un paio di scarpe nuovo ogni giro di shopping.

Rana Plaza, 24 aprile 2013

Non solo impatto sociale

La maggior parte delle scarpe che troviamo in commercio sono delle complesse sovrapposizioni di elementi, prevalentemente di sintesi, create a partire dal non rinnovabile petrolio.

La complessità di una scarpa, soprattutto se in plastica, oltre all’uso di colle e adesivi, fa sì che l’unico elemento davvero riciclabile sia la suola. L’unica realtà italiana che attualmente ricicla parti di scarpe è Esosport e crea dalle suole in gomma pavimentazioni antitrauma per i parchi giochi dei bambini.

E le scarpe in pelle?

Le scarpe in pelle non se la passano meglio. Vengono normalmente considerate un sottoprodotto dell’industria zootecnica, ma è più corretto definirla co-prodotto, perché è una delle fonti di guadagno dell’allevamento di vacche.

Parliamo di un’industria alimentare che è estremamente impattante sotto ogni aspetto, sia per la mancanza di rispetto degli animali non umani, sia per il consumo di acqua, suolo, emissione di gas serra.

Anche la concia della pelle è un processo ad alto impatto ambientale, perché necessita l’uso di sostanze particolarmente inquinanti (in genere cromo e metalli pesanti). Per impermeabilizzare le scarpe (anche quelle in pelle) vengono poi in genere utilizzati i pfas, interferenti endocrini, con un impatto enorme sulla nostra salute e sull’ambiente.

Sulla sostenibilità dell’industria della pelle lavora dal 2005 il Leather Working Group, ma sono ancora poche le imprese conciarie che utilizzano una concia naturale.

In ogni caso allevamenti di animali sostenibili per fare le nostre scarpe con la pelle bovina non esistono.

E quindi che fare per trovare delle scarpe sostenibili?

Come per tutte le cose che usiamo quotidianamente occorre innanzitutto ridurre la quantità di scarpe di cui abbiamo bisogno. Questo ci permetterà di avere più risorse da investire per degli acquisti più oculati e meno dettati dall’impulso o dalla moda del momento.

Un’idea per impattare meno sull’ambiente, gli umani e gli animali non umani è comprare usato. Per le scarpe, però, non è semplice, perché non appena le mettiamo prendono la forma del nostro piede e questo può comportare dei problemi posturali se riutilizziamo scarpe altrui.

Un’altra idea è acquistare nuovo, ma di qualità, fatto da produttori responsabili.

Comprare scarpe di maggiore qualità significa anche maggiore durata e minore impatto ambientale. C’è una differenza enorme se noi compriamo un paio di scarpe da 20€ che usiamo 1 anno e una scarpa da 200€ che usiamo 10 anni. E alla fine avremo pure risparmiato soldi.

Una scarpa di qualità è anche riparabile, o meglio vale la pena ripararla o farla risuolare dal calzolaio, prolungandone ulteriormente la durata.

Una proposta d’acquisto di scarpe sostenibili

All’interno del crescente mondo delle scarpe sostenibili ho incontrato Wildling. Li ho conosciuti a fine 2020. Mi sono sentita subito in linea con la loro filosofia di trasparenza assoluta, la loro attenzione a tutti i dettagli, la loro voglia di migliorare costantemente e trovare i modi più efficienti per ridurre l’impatto della loro azienda, sia ambientale che sociale.

Anna e Ran, i fondatori, hanno studiato ogni particolare delle loro scarpe, con piena coscienza della loro responsabilità verso il pianeta e le persone con le quali hanno a che fare. Wildling, infatti, nasce come produttrice di scarpe sostenibili. Non ha una sola linea che rispetta qualche criterio di sostenibilità, ma tutte le scarpe che propone sono altamente studiate per ogni aspetto del loro impatto. Ogni elemento della filiera è curato con attenzione, compresa la creazione di relazioni stabili coi fornitori e i collaboratori.

Una scarpa grigia Wildling

Apprezzo molto la scelta di introdurre ad ogni stagione solo un numero limitato di nuovi modelli e di avere tra gli obiettivi principali la realizzazione di scarpe durevoli. Non vengono offerti prezzi scontati, vendite programmate o disponibilità garantita per tutti i modelli in ogni momento. Piuttosto che aumentare la loro produzione di scarpe e le vendite, si impegnano nel design senza tempo e nell’espansione delle opzioni di riparazione.

Caratteristiche delle scarpe sostenibili Wildling

Le scarpe Wildling sono ideate in Germania e vengono realizzate in maniera etica in Portogallo. I materiali di cui sono costituite provengono il più possibile dall’Europa, per ridurre le distanze di trasporto. Vengono impiegate materie prime riciclate o naturali e materiali plastici solo laddove non vi sia ancora un’alternativa altrettanto durevole. La microfibra è quasi bandita.

I materiali vegetali (cotone, canapa, lana, lino, sughero) vengono possibilmente da agricoltura biologica e vengono tinti con pigmenti naturali o anche lasciati del loro colore naturale. La lana viene da allevamenti non intensivi e controllati, per il rispetto dell’animale. In ogni caso le Wildling non contengono pelle animale. Uno dei materiali più particolari delle Wildling è il washi, una speciale carta giapponese.

Una scarpa verde Wildling

Ammiro la loro scelta di non compensare la quantità di CO2 consumata con mezzi puramente finanziari, perché questo non risolve il problema. La vera differenza la fa la riduzione delle emissioni in tutto il processo. La nuova direzione di Wilding è infatti la creazione di un ciclo di tipo rigenerativo e circolare.

Le Wildling sono scarpe assolutamente particolari. La sensazione quando le ho indossate per la prima volta è stata di sorpresa: sembra di non averle addosso. È per questo che sono nate: per dare l’impressione di camminare scalzi, pur con la protezione di una scarpa. Con tutti i vantaggi per il piede che questo comporta.

Le Wildling hanno infatti la particolarità di essere scarpe minimaliste, che ti permettono di mantenere il contatto con il terreno, pur proteggendo il piede. È una sensazione bellissima. All’inizio ero scettica, ma adesso il mio primo paio ce l’ho sempre addosso. È come un guanto.

Una scarpa verde alta Wildling

Un ulteriore vantaggio è la loro flessibilità: sono perfette per viaggiare, in quanto leggerissime e si piegano nello zaino senza danneggiarsi.

Sono scarpe ottime per la meditazione camminata. Ma si possono usare in ogni contesto, per avere un contatto stretto con il terreno. Meglio la natura dell’asfalto, ovviamente.

PER TRASPARENZA: La scrittura di questo articolo è stata finanziata da Wildling. Se volete provare le loro scarpe potete risparmiare le spese di spedizione con il mio codice elisa_WILDLING

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